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LA PSICOLOGIA DEI COSTRUTTI PERSONALI


La Teoria di G. A. Kelly (1955), o Teoria dei costrutti personali, postula che le persone sono sostanzialmente impegnate ad anticipare gli eventi : non siamo vittime del nostro destino, ma attivi costruttori di significato. La Persona è considerata come uno scienziato che facendo ipotesi momento per momento costruisce la propria esperienza in modo unico (Von Foerster, Von Glasersfeld, Maturana & Varela). Molti modi di costruire la realtà o di interpretarla sono comuni fra gli esseri umani, così come molte cose ci rendono invece unici e diversi dagli altri. Il terapeuta deve tenere conto di ciò, così come del fatto che il Paziente è l'Esperto della propria esperienza

Il disturbo, o il sintomo, è parte di questa esperienza, ed è considerato come l'esito di un’interpretazione che, nel tempo, imprigiona la persona in un’unica alternativa percorribile: non utile e che genera sofferenza. Il Terapeuta, insieme al Paziente, in terapia, sono co-costruttori di significati altri, che, nel tempo, permettono alla Persona di percepire nuovamente (o per la prima volta) "di avere la propria vita nelle proprie mani".

La Teoria dei Costrutti Personali può essere definita come pragmatica, fenomenologica e umanistica. E’ una teoria pragmatica perché’ non fa alcuna affermazione di verità, il suo obiettivo è di sviluppare un modo di vedere le persone che risulti utile per uno scopo particolare, quello di aiutarle quando si trovano in difficoltà psicologiche. E’ fenomenologica, perché è dell’opinione che solo vedendo le cose attraverso gli occhi del cliente possiamo cominciare ad aiutare le persone. E’ umanistica perché afferma che le persone sono agenti, sostanzialmente responsabili, con gradi diversi di consapevolezza, delle proprie scelte.